La Comicissima Trinità
Sinossi
Cosa accadrebbe se Pulcinella, quel furfante eterno con il cappello a cono e il bastone al fianco, fosse scambiato per... sé stesso, in un turbine di sguardi stupiti e dita puntate? E cosa accadrebbe se questo equivoco, già di per sé esilarante, fosse moltiplicato per tre, in un groviglio di identità che si annodano come i lazzi di una piazza affollata? Proprio questo è quanto accade in questo spettacolo, un vortice di risate e inganni che travolge lo spettatore fin dalla prima scena. Pura commedia degli equivoci, radicata nel cuore pulsante della tradizione, in cui Pulcinella, povero taverniere succube della moglie bisbetica e della cognata intrigante – donne che lo tiranneggiano con linguacce affilate e maniere decise –, viene a sua insaputa scambiato con altri suoi due gemelli, perfetti doppi di faccia e di vizi: un ladruncolo scalcagnato, maestro nel rubare cuori e borselli con un ghigno malizioso, e un conte arricchito, gonfio di vanità e di denari facili, che si pavoneggia in abiti pomposi. Anch'essi, naturalmente, ignari degli altri, si incrociano in un caos di malintesi, inseguimenti e rivelazioni a scoppio ritardato, dove ogni scambio genera nuove burle e alleanze improbabili. Una commedia in maschera, viva e sgargiante, in cui gli attori sono stimolati a interpretare e rivitalizzare stilemi artistici di una tradizione antica e attualissima – quei canovacci polverosi che rivivono con improvvisazioni fresche, lazzi corporei e dialoghi taglienti, parlando dritti al nostro tempo di identità finte. Dichiarazione
È in questa cornice da "faccia a faccia a...faccia", intima e diretta come un battito del cuore condiviso sul palco, che ho scritto questo spettacolo, basandomi su canovacci manoscritti risalenti a più di duecento anni fa, reliquie ingiallite che ancora sussurrano le voci dei burattinai di un tempo. Il mio e nostro amore viscerale per la Commedia dell'Arte, quell'arte viva e mutevole nata dalle piazze affollate, e per la Maschera che più riassume le bassezze e le altitudini del nostro popolo – Pulcinella, con il suo naso adunco e il suo cuore ribelle – mi ha convinto a scegliere questo tema e a rinnovarlo secondo un gusto e un ritmo più contemporanei, capaci di pulsare al passo con i nostri giorni frenetici. Perché la tradizione è continuo tradimento, un atto d'amore audace che stravolge per preservare, che reinventa per non morire. E se non vuol rischiare di essere messa in soffitta a prendere polvere, dimenticata tra i costumi logori e i copioni ingialliti, la Commedia dell'Arte deve tornare a parlare all'uomo della strada, a quel passante qualunque con le sue bollette da pagare e i sogni nel cassetto, a raccontare quei disagi quotidiani che ci rodevano ieri come ci rodono oggi – l'ingiustizia del potente, la fame d'affetto, la beffa del destino – e il gusto di condividere il piacere della sua radice colta e popolare, quel intreccio di alta letteratura e lazzi sguaiati, di Goldoni e di improvvisazione di piazza, che ancora ci fa ridere e piangere insieme.