The 2021 Day is dedicated to

Giancarlo Santelli e Franco Leita

Giancarlo Santelli

Giancarlo Santelli

Mask-maker

Giancarlo Santelli, born in 1944, began his activity as a mask maker in the 1960s, combining it with that of actor and puppeteer. His artistic experiences intersect with names of the caliber of Macario, Cesare Zavattini, Giovanni Guareschi, Bernardo Bertolucci and the puppeteers Otello Sarzi and Giordano Ferrari. He begins to make masks and puppets for personal use, but his great mastery leads him to make this art his main activity. From the 1970s onwards, he made masks for artists such as Eduardo De Filippo, Gigi Proietti, Roberto de Simone, Glauco Mauri, Maurizio Scaparro, Franco Zeffirelli, Giorgio Albertazzi and Dario Fo. He also creates the masks for "Curculio", "Truculentus" and "Rudens" by Giancarlo Sammartano for the INDA of Syracuse.

in ricordo di Giancarlo Santelli

  • Marco Luly

    Giancarlo Santelli è stato un artista e un artigiano, un falegname, un sarto, un fabbro, un contadino, un muratore, un pittore e un imbianchino. E tanto altro ancora, un poeta per esempio. Fondeva il piombo come fosse un alchimista, ma non cercava la pietra filosofale, lui era un filosofo.
    È stato amico di molti, ruffiano di nessuno. Ha combattuto contro i potenti e i mulini a vento. Non ha mai vinto e non ha mai perso.
    Uomo di cultura, non corrisposto dalla Cultura. Ispirazione per un numero infinito di artisti, ma da pochi ricambiato. Persona di altri tempi che non scolorirà con il passar del tempo, un uomo Rinascimentale prestato al XX secolo.
    Piantato nel suo laboratorio non si è mai mosso da lì dove era la sua vita, ma la sua arte viva ha viaggiato per il mondo e gli sopravvivrà continuando a viaggiare.
    Giancarlo Santelli maschere e burattini: chi è l'uno e chi sono le altre? L'uno non esiste senza le altre, quelle altre che l'uno ha create.
    Un pò Don Chisciotte, un pò Che Guevara, un pò Pulcinella e un pò anche il Cyrano che di sé dice in punto di morte "fu tutto e non fu niente".
    Marco Luly

  • Valentina Cosimati

    Giancarlo Santelli è stato un artigiano straordinariamente abile. All'interno del suo antro-laboratorio nel labirintico centro storico di Mentana, antico borgo a pochi chilometri da Roma, costruiva oggetti per amplificare il suono, coprendo parte del volto: maschere in cuoio utilizzate dai più grandi artisti italiani. "Faccio prima a dire con chi non ho lavorato", rispondeva sornione a chi gli chiedeva qualcosa sulle sue collaborazioni eccellenti. Le sue maschere in cuoio sono oggetti di notevole bellezza oltre che funzionali strumenti per amplificare il suono e il movimento, al punto che potrebbero essere definite mcluhanianamente splendide estensioni dei sentimenti più che dei sensi. Per i mentanesi, però, il Maestro Santelli era il burattinaio che faceva ridere i bambini con le storie di Pulcinella, Balanzone, Arlecchino, il Mangiafuoco collodiano.
    Ciao Maestro!
    Valentina Cosimati

  • Benedetto Tudino

    E Giancarlo…?
    Nel lungo silenzio che contiene questa riflessione sento qualcosa cedere, mi fermo preoccupato, perdonatemi ho bisogno di appoggiarmi un attimo a quella nuvola di passaggio.
    Guardatela ha la forma di un contadino che costruisce maschere, coltiva campi d'immaginazione e coglie i frutti dai sogni, la sua voce è un intreccio di emozioni, né strillata, né sussurrata, è un canto malinconico di felicità. Quel suo canto è uno di quei motivi che intrecciano i ricordi ai sogni, le riflessioni ai concetti, le idee alle parole scandite dal battito del cuore.
    È Giancarlo...!
    Ha continuato per una vita a combattere per creare dei luoghi immaginifici di straordinaria bellezza, ma per fare questo ha dovuto fuggire da un mondo che lo aveva costretto a rintanarsi nelle sue convinzioni. Nella sua vita, fin da piccolo, aveva cercato nel linguaggio di ogni cosa semplice un senso profondo, lui aveva sempre saputo che un bambino, un vecchio, una storia, una matita e un ritaglio di carta da riempire di parole giuste potevano rendere il mondo, uno spazio migliore in cui vivere.
    Per lui il mondo avrebbe dovuto essere la rappresentazione della sensibilità e dello spirito di quei pochi uomini che hanno voluto, con tenacia e coraggio, convertire ciascuno dei loro pensieri e ognuno dei loro desideri in un modo di vivere.
    E Giancarlo… aveva sempre creduto in un mondo che trattasse, giustamente, tutti gli uomini e che considerasse responsabili tutti di ciò che accadeva, perché tutti, in qualsiasi luogo, possano produrre avvenimenti degni di essere raccontati.
    Era convinto che tutti fossero in grado di rendere possibile un desiderio e garantirne l’attuazione. Per lui il mondo avrebbe dovuto essere la riproduzione della delicatezza dell’animo degli uomini che sapevano che l’immaginazione fosse il motore ideale che trasportasse l’umanità in un luogo dove ci fosse musica invece che chiasso, ci fosse gioia invece che delusione, ci fosse anima invece che denaro, ci fosse passione invece che convenienza.
    Benedetto Tudino

  • Ugo Luly

    Ho avuto la fortuna e il privilegio di essere scelto da Giancarlo per lavorare con lui.
    Non parlerò in questo ricordo di Giancarlo "mascheraio" nonostante abbia indossato e fatto vivere le sue meravigliose maschere in giro per i teatri di molti paesi del mondo. Parlerò del Giancarlo "burattinaio".
    Era un'arte (lui preferiva "mestiere") nella quale riversava un enorme interesse, credo per il fatto che in quest'attività lui era il protagonista assoluto per scelte figurative, stilistiche, drammaturgiche, registiche, musicali, di movimento e di voce. Le maschere le faceva e le affidava ad una vita che non avrebbe neanche voluto controllare. I burattini erano figli da curare, far crescere e ai quali dedicare tanto tempo nel suo spazio mentale e artigianale. Ogni dettaglio, una pennellata in più o meno, una capigliatura, un vestito, un oggetto di scena, tutto era passato sotto la sua cura del particolare e della verifica del funzionamento scenico.
    Rimasi stupefatto quando scoprii che per ogni spettacolo nel suo repertorio lui aveva un baule che conteneva tutto ciò che serviva per realizzarlo. Burattini, oggetti, cassette musicali, lacci, cappelli, tutto. Se nello stesso spettacolo compariva più volte lo stesso personaggio magari in situazioni diverse, Pulcinella sposo o mercante o mago lui aveva più burattini con abbigliamento diverso. Non c'era da perdere tempo.
    Andare a fare le prove nel suo atelier (ma guai a usare questo termine con lui) era sempre un tuffo nell'arte pura. Una continua scoperta e rivalutazione dell'arte della commedia. Già, per Giancarlo il mondo delle guarrattelle non aveva nulla da invidiare al teatro d'autore, anche perché per i suoi spettacoli attingeva a piene mani a testi di altissimo livello drammaturgico che lui, uomo di grande cultura, padroneggiava. "Non faceva spettacoli per bambini, né per ragazzi, né per adulti, lui faceva spettacoli per tutti". E non aveva problemi a far fare allusioni a Pulcinella co 'o saciccio o a fargli dare due "pennellate" a qualche signorina perché stava nella scena e nel personaggio. Ma mentre lo faceva ammiccava e mi guardava per dire "lo capiranno il doppio senso?"
    Ho avuto la fortuna di lavorare con lui. In quello spazio angusto del teatrino ci si muoveva in due ballando. Già, ci si guardava e si ballava. Era tutto nel ritmo, nell'espressione dei nostri volti che vivevano e davano senso alla voce e negli sguardi attenti, alle volte con affettuoso rimprovero, che mi dedicava. "Abballa!"" mi diceva. Ci spartivamo i "recitativi", ci scambiavamo talvolta le voci dei personaggi, ma tutto filava come il vento con lui, non c'era spazio per incertezze o dubbi, bisognava far ridere e godercela. Alla fine, dopo quaranta minuti o un'ora eravamo stanchi morti, ma ancora era pronto a uscire per salutare il pubblico di qualsiasi età, per scambiare un commento, per far vedere i suoi personaggi fuori scena.
    Mi manca e mi mancherà tantissimo Giancarlo. Mi mancheranno i suoi cappotti e maglioni lisi da ore e ore di lavoro nella sua gelida bottega d'inverno, le sue "scarpe di scena", antiche e consumate, ma senza le quali lo spettacolo non poteva iniziare, le sue audiocassette ormai consunte dall'uso alle quali non rinunciava per amore di quanto aveva con loro condiviso e disinteresse per il nuovo. Giancarlo lavorava così, e nessuno se ne è mai lamentato, anzi.
    Ci volevamo bene. Ciao Maestro e ancora grazie.
    Ugo Luly

  • Loredana Avolio

    Ho avuto la fortuna di conoscere il M° Giancarlo Santelli, l'11 Settembre 2020. Mi recai da lui per scegliere la mia prima vera maschera. Mi trovai di fronte un uomo attento, serio, discreto. Ero lì per scegliere, ma non lo vedevo convinto... Grande osservatore, mi stava studiando...poi le sue parole:" Che cosa ci devi fare con la maschera?". Non ha mai accettato che i suoi pezzi dovessero essere chiusi in una vetrina, da buon padre delle sue maschere, volle sincerarsi sul mio utilizzo prima di mostrarmi le sue meravigliose figlie. Tiro' giù quattro maschere di Pulcinella ... Dopo due ore nel laboratorio, non ho più scelto ma "sono stata scelta". Come è possibile?! Me lo sto ancora chiedendo anche io! Ebbene sì, due ore a provarle e riprovarle, c'era sempre qualcosa che non andava. Il problema ero io, non le maschere!
    Avevo delle idee su come dovesse essere, così mi focalizzai solo su tre modelli. Inutile... "Non siamo noi a scegliere, veniamo scelti... anche da una maschera!" Quella che non degnai neanche di uno sguardo, si proprio lei, mi stava aspettando. La provai alla fine, sotto consiglio del Maestro Marco Luly; come la indossai e alzai la testa, vidi loro che mi guardarono esterrefatti ed io mi sentivo un tutt'uno con quella maschera. Nessun dolore, nessun fastidio come con le altre. Brividi e magia nello stesso istante. Che insegnamento ho ricevuto quel giorno dalla vita, è scolpito nel mio cuore! Finalmente poi arrivo' la benedizione del M° Santelli:" Abbine cura e dalle VITA". Lì cadde anche la sua di maschera invisibile che indossava, venne fuori la parte che non lasciava trapelare a tutti!
    Sorridente, affettuoso, generoso, affabile... finalmente mi aveva accettata. Dovevo tornare per il calco ma è volato via prematuramente. Le promesse però vanno mantenute!!! Dare vita alle sue maschere significa far continuare a vivere anche lui e sarà fatto! Sono onorata e grata per aver avuto la fortuna di conoscerlo e per aver avuto la possibilità di scrivere quest'esperienza in suo ricordo. Ovunque tu sia Maestro SPLENDI, come le tue maschere.
    Loredana Avolio

  • Gaetano Prisciantelli

    Per capire davvero Giancarlo Santelli bisogna visitare le Murge, la terra dove ha mosso i primi passi e dove è stato seppellito nel dicembre del 2020. Lungo un’esistenza dominata dagli impegni artistici, è tornato spesso tra questi paesi e queste masserie, dove conservava per tutti il nome di battesimo, Giovanni. Tutto era arte nella sua vita - anche il rinnovo degli affetti, il contatto con la sua gente. Ascoltando, osservando, imparava le parole, i gesti, il sentire delle figure cui ridava vita nella messa in scena. Qui stavano gli artigiani che gli hanno insegnato a manipolare il cuoio, a scolpire il legno, a dare forma ai metalli. Il resto è avvenuto altrove. In Emilia Romagna, dove arrivò adolescente, emigrato tra gli emigrati, e si avvicinò al teatro popolare. A Milano, all’Accademia dei Filodrammatici, dove imparò ad osservare e indirizzare il suo istinto artistico. Ma fin dagli esordi, il suo teatro era per il popolo, al tempo stesso “derivato dalle labbra del popolo”, come scriveva Federico Garcìa Lorca a proposito di una sapida farsa per burattini, il Teatrino di don Cristòbal, che Santelli teneva nel suo repertorio di burattinaio. Il pubblico ideale di Giancarlo Santelli possedeva l’“intelligenza e limpidità di cuore” delle madri e dei padri che muovono il mondo, lontano dalle asettiche atmosfere urbane. Un teatro che, quindi, trova la sua realizzazione ideale nelle forme della Commedia dell’Arte, che intorno alla fissità della maschera rinnova la centralità del corpo, del gesto, della parola. Che rimette in scena l’istinto, il bisogno, la pura essenza dell’umano. Santelli proponeva con ostinazione il teatro vissuto di persona. Non credeva alle promesse dell’audiovisivo. Con i burattini si rivolgeva ai bambini. A sipario chiuso illustrava i personaggi, gli oggetti di scena. Ascoltava le domande. Accompagnava i giovani spettatori verso l’incanto della narrazione. Fino alla vigilia della crisi sanitaria ha tenuto spettacoli dal vivo, ha prodotto nuove maschere, ha curato quelle degli attori e delle compagnie cui le aveva fornite. Energico, tenace, quindi ottimista. Ma aveva senso anche l’amarezza che esprimeva verso il presente. Giancarlo Santelli temeva l’estinzione del teatro popolare, festa scuola e coscienza di una civiltà. Nelle intenzioni, le maschere e i burattini di Giancarlo Santelli sono manufatti, oggetti di scena, strumenti per l’attore. Nella realizzazione, incarnano il gesto di un artista ascetico, fedele alla propria disciplina, attore a sua volta, quindi iniziato alla magia antica dello spettacolo. La sua intransigenza traccia una strada per chi voglia riscoprire il teatro come luogo di vita collettiva, di igiene etica; lo specchio in cui ci riconosciamo ogni volta diversi, ma sempre connessi ai destini di una comunità. Inventare il teatro significa, da sempre, conoscere se stessi. Per questo Giancarlo Santelli non si separava dai suoi luoghi e dai gesti della sua gente. Nei percorsi del quotidiano passava dall’orto al laboratorio, dalla potatura di un ulivo alla decorazione di una maschera.
    Gaetano Prisciantelli

 

Franco Leita

Franco Leita

Mask-maker

Theater craftsman. He has developed a personal patrimony of techniques and creations in the field of masks, sets, elements of costumes, theatrical tricks. He works in wood, leather, paper mache and unconventional materials. The masks are made according to the traditional process, from the conception, to the sculpture of the shape, to the modeling of the leather. It boasts a heritage of about a hundred masks, from Tragedy to Ancient Commedia, neutral, larval, expressive modern full and half masks. He specializes in the mask of Commedia dell’Arte. Permanent collaborator of the Teatro del Frizzo/Santibriganti Teatro and of the Permanent Laboratory project on Commedia dell’Arte by Mauro Piombo.

in ricordo di Franco Leita

  • Mauro Piombo

    LETTERA A FRANCO LEITA, INVENTORE DI FORME E DI VOLTI
    Caro Franco,
    tu sei stato un artigiano del teatro di rara duttilità: scenografo, maestro mascheraio, creatore di attrezzi e oggetti per la scena. La tua ricerca includeva ogni tipo di mascheramento: maschere didattiche (neutre, naif, espressive), maschere della tradizione greca e latina, maschere mitologiche e feticci, totem e pupazzi allegorici. Lavoravi il cuoio, la carta pesta, legno, gomma, lattice per trucchi e protesi, e metalli … ricordi quando ti chiesi due Pantaloni battuti in rame e quattro maschere decorative della Commedia in piombo?
    Per quanto concerne le maschere dell'Arte, abbiamo fatto un viaggio trentennale, ciascuna è stata ideata sul 'tipo attore', in funzione del singolo spettacolo, coniugando le linee della tradizione con invenzioni e 'tradimenti' anche moderni. Sei stato riferimento unico per Torino. Hai lavorato spesso per giovani teatranti, compagnie indipendenti, così come eri tu indipendente, e questo ti ha fatto onore.
    Tra le collaborazioni di prestigio: le maschere realizzate per RESAD – Scuola di Arte Drammatica di Madrid e per la Escuela del gesto; sei stato per un paio di decenni consulente di Audello Teatro srl per accessori, trucchi e protesi per produzioni teatrali, per il cinema e la lirica.
    Non hai avuto un maestro e non hai lasciato allievi.
    Solitario, nel tuo laboratorio tra le vigne delle Langhe-Roero (solo il tuo cane aveva accesso), macinavi forme e volti, lentamente, con indolenza fattiva.
    Le matrici accatastate davano l'idea della quantit` di sculture lavorate. Non fotografavi o tenevi documentazione delle tue creazioni, per carità, la trovavi una 'scocciatura'.
    Schivo e riservato, alieno ad ogni palcoscenico, hai frequentato una scuola di teatro – è stata una sofferenza mi hai confessato più di una volta - per studiare e capire le azioni, le voci, le tecniche d'attore e poter realizzare le tue opere per la scena.
    Le tue maschere apparivano semplici da agire, restituivano da subito l'umanità del carattere, poi, lavorandoci, rivelavano una moltitudine di possibilità, di contro-maschere, che ti costringevano ad una pratica di continua ricerca, e scoperta di una plasticità espressiva inaspettata.
    Con te una simbiosi di poche parole (tu) e di logorroica vitalità (io); venivi a vedere una prova, come agivano e suonavano gli attori, tutto si concludeva, sempre, con un 'ho capito .. ci penso io', e a seguire di lí a poco 'non darmi fretta'.
    Questo era, forse, un tuo piccolo segreto, far scorrere la vita e l’arte, senza clamore.
    E tua moglie, Grazia, sempre presente.
    '..le sue maschere sono particolari, affatto di maniera .. c'è uno stile personale e una modalità di dare carattere alle forme, si vede che vengono fuori da un lavoro fatto con gli attori .. c'è il tragico dietro il ridicolo' disse di te il prof. Roberto Tessari, studioso illuminato che ci ha lasciato una grande eredità di ricerche e di sapere a noi comici dell’Arte contemporanei.
    Rendo partecipe a questo mio ricordo Santibriganti Teatro col quale abbiamo condiviso il tuo lavoro dal 2003, spettacoli, mostre (tra queste spicca l'esposizione organizzata per la Commedia dell'Arte Day nel 2011 con la presenza dei più rappresentativi mascherai italiani) e laboratori. Unitamente a tutti gli attori e allievi-attori che ci hanno dato sudore, e al pubblico che le ha ammirate.
    Approfitto di questa mia dedica all'amico d'Arte di sempre per applaudire il gran maestro Giancarlo Santelli che non ho avuto l'onore di conoscere, né di visitare la sua bottega d'Arte, e per ringraziare l'Associazione SAT che promuove la Giornata Mondiale della Commedia dell'Arte per la sensibilit&agracve; nel dedicare la giornata del 2021 ai maestri mascherai Giancarlo Santelli e Franco Leita recentemente scomparsi.
    E, attraverso loro, acclamare all'Arte della Maschera.
    Grazie
    Mauro Piombo

  • Augusta Balla

    Caro Franco,
    questa sera, un pò per caso, ho tirato fuori le tue maschere, le ho disposte sul tavolo della cucina per mostrarle a degli amici … i loro bambini si sono avvicinati con un misto di fascino, timore e curiosità.
    La più piccola di 5 anni ha detto: “Papa, sur la table il y a des masques qui font peur”. Io ho sorriso mentre prendevo tra le mani il tuo Pantalone.
    Subito la più piccola mi dice: “Celui-là ont dirait un Grand Papi” ed io: “C'est exactement ça, ma chérie, c’est un Vieux, il s’appelle Pantalone.” “Tu peux le mettre?” mi chiede lei allora... ...è iniziata così, con la curiosità di una bambina… ed è finita con scoppi di risa e bambini che correvano da tutte le parti, rincorsi a turno dai tuoi Pantalone e Dottore, dai tuoi Capitani e dai tuoi Zanni. Ed è così che voglio ricordarti caro Franco, omaggiando il tuo sapere, la tua maestria che per anni ci hanno permesso di creare, di ridere e far ridere. Grazie. Infinitamente grazie.
    Augusta Balla, attrice

  • Orlando Manfredi

    Di Franco ricordo lo sguardo, l’osservazione, il rispetto.
    Con le maschere, ho sempre avuto la sensazione “fisica" di una ingombrante egida cui adattarsi, da attore e forse anche da spettatore.
    Bene, le maschere di Franco non lavorano così. Tutto al contrario, a partire dallo sguardo, dall’osservazione e dal rispetto che Franco Leita dedicava all’accadimento scenico e ai suoi interpreti. Sapeva vedere quella cosa che sta tra il/la performer e la sua maschera, e che si manifesta solo nell’interazione tra i due: l’”anima” comica individuale. Quell’anima comica, poi, se la teneva negli occhi, nel cuore e nelle mani, sempre in silenzio. E poi tornava con la “tua" maschera.
    In un gioco di specchi, di caverne e di echi, Franco era il medium del medium. Infatti, qualcosa di magico ce l’aveva. Grazie Franco Leita, nobile artigiano dell’anima comica.
    Orlando Manfredi, attore, musicista

  • Michele Guaraldo

    Di Franco ricorderò sempre l'estrema disponibilità e la capacità di capire immediatamente ciò di cui avevi bisogno. Riusciva incredibilmente a dare forma a quello che erano i tuoi pensieri rispetto a una maschera quando era ancora una bozza nella mente. Sono stato un po' di volte nel suo laboratorio e mi ha sempre dato l'idea di un "Arsenale delle apparizioni" dove tutto era possibile e ricordo con affetto il suo pacato entusiasmo nel seguire lo sviluppo di uno spettacolo e quali luoghi visitassero le sue creazioni. Le sue maschere le terrò sempre come un tesoro prezioso.
    Michele Guaraldo, attore

  • Maurizio Bàbuin

    Franco Leita: il mascheraio di Santibriganti Teatro. Sì perché tutti gli spettacoli “in maschera” che abbiamo realizzato hanno avuto la tua unica firma. Tanto eri discreto tu nel manifestarti, quanto erano e sono grondanti di vitalità, sudore, esplosione, sofferenza le maschere che hai creato. Originali come nessun’altra e difficilmente imitabili perché rispecchiavano qualche segreto del tuo intimo trasportato sugli attori che le hanno indossate. Le tue de La Commedia della Pazzia le hanno ammirate in tanti città italiane e paesi europei. Credo andassero anche un po' oltre il fatto di essere semplicemente maschere: c’era un non so che in più e lo si comprendeva questo, anche quando non erano sulla faccia di un attore. Grazie Franco. Resterà, per noi, qualcosa importante di te con le tue creazioni; perché se lo spettacolo svanisce nel momento stesso in cui accade, le tue maschere no.
    In memoriam
    Maurizio Bàbuin, Santibriganti Teatro

  • Zahira Berrezouga

    Amo le sue maschere. Mi hanno aiutata a diventare un'attrice. Mi hanno obbligata ad ascoltarle, lottare con loro, farci l'amore. Le maschere di Franco ti parlano davvero e se non le ascolti iniziano ad urlare e a farti i dispetti. Perché loro sanno cosa sono venute a fare. Sanno cosa sono venute a dire. Perché arrivano dal mistero di cui Franco Leita sapeva farsi discreto tramite. Non ti dimenticherò mai.
    Zahira Berrezouga, attrice

  • Pietro Mossa

    Il mio primo incontro con Franco e il suo lavoro fu "a distanza"... Giovanissimo pivello (ancor prima di iniziare qualunque percorso di avvicinamento alla maschera e alla recitazione tout court) avevo visto - in una vetrina di un negozio che ora non esiste più, in Corso Vittorio Emanuele II a Torino - due maschere in cuoio: uno Zanni arcaico e un Vecchio. Costo, per le mie tasche di allora, lunare. Ne rimasi talmente affascinato che iniziai a risparmiare tutto il risparmiabile dalle mie magrissime entrate per poterle comprare: cosa che avvenne mesi dopo. Ricordo ancora l'eccitazione nell'indossarle per la prima volta.
    Quando, diversi anni più tardi, incontrai e conobbi Franco, gli portai le sue due maschere: ebbi la conferma che il negoziante mi aveva fregato, perché - mi disse, col suo sorriso così aperto - erano due prototipi con cuoio scadente e gli erano anche venuti male. Comunque, io, quei due prototipi li ho ancora. Gli saranno anche venuti male: ma è quel male di chi è abituato a una qualità altissima.
    Pietro Mossa, attore, violinista

  • Luca Campanella

    Ho avuto la fortuna di incontrare Franco Leita agli inizi della mia formazione teatrale. E' stato il primo insegnante ad avvicinarmi al fascino della costruzione delle maschere. Ho potuto collaborare con lui all'elaborazione di personaggi che avrebbero avuto il volto scolpito dalle sue mani. Ho avuto il piacere di vederlo all'opera nel laboratorio di casa, circondato da un'aura gentile e sorniona. Impugnando una maschera, guardandola e indossandola si forma un contatto con l'uomo che l'ha plasmata. E' un legame nella passione per il teatro che ha qualcosa di magico, oltre il tempo, oltre lo spazio. Le creazioni di Franco non rimarranno solamente vive e mutevoli ai nostri occhi, ma prenderanno letteralmente nuovo corpo e sostanza ad ogni nuova interpretazione.
    Luca Campanella, attore, danzatore

  • Steward Arnold

    A casa ho alcune maschere di Franco. Mentre era in vita le guardavo e pensavo “Quanto sono belle, espressive, indossabili, quanto ti dicono già come devi fare per farle parlare…” Adesso le vedo e penso solo a quanto mi manca Franco, mio amico, il più grande amico che ho mai avuto.
    Non ho un granché di voglia di cantare le sue lodi come mascheraio, anche se le sue maschere erano sempre particolari, spettacolari e spiritose e anche se devo pur ammettere che non l’avrei neppure incontrato se non fosse stato mascheraio. Era nel lontano 1986 e Rupert Raison, un collega attore, mi aveva chiesto di accompagnarlo a trovare un tizio che faceva maschere per un negozio di marionette di Londra. Non posso dire che é poi diventato il mio migliore amico perché mi sembra che lo era già, fin da quel primo momento. Per me e credo anche per Lui non c’era differenza fra passare il tempo insieme lavorando o divertendoci. Nella notte dopo la sua morte l’ho sognato in partenza alla stazione di Porta Nuova. Buon viaggio, Franco.
    Steward Arnold, attore

  • Martha Villada Márquez

    En Usseglio (Torin), durante un curso de Commedia dell'Arte que hice con Mauro Piombo, tuve la suerte de actuar con las máscaras de Franco Leita. Unas máscaras muy bellas y expresivas propias de la tradición de la Commedia dell'Arte.
    Un año después en Roma durante otro curso con Carlo Boso, estuvimos visitando el taller de trabajo del gran maestro Giancarlo Santelli. Su obra es impresionante. Él fue un verdadero artista que dedicó su vida al arte de la construcción de máscaras. Ambos maestros, Leita y Santelli, nos dejan un gran legado, no sólo a las personas que nos dedicamos a la Commedia dell'Arte, sino a toda la comunidad teatral del mundo.
    Martha Villada Márquez, attrice

  • Sandra Cavallini

    Caro Franco,
    dico poco se dico che la tua opera in forma di maschere è piena di bellezza. Quel bello che accende, che è curiosamente trascinante: l’intrigante armonia nella disarmonia de Le grotesque. Delle tue maschere ne ho ricevuta una, in carta colla, totalmente ipnotica nella doppia direzione, dentro/fuori. Una delicata vertigine.
    E allora vien vero quello che ci si dice sotto-maschera: aspettare, respirarci dentro e lasciar fluire, che non sono io che porto maschera, che è la maschera che porta me.
    Sandra Cavallini, attrice

  • Antonella Delli Gatti

    Franco Leita ha fatto vivere la “vecchia” della “Commedia della pazzia”.
    Ricordo le prove senza maschera, le prime improvvisazioni, la mia difficoltà a trovare il carattere della vecchia. Sì,si, va bene un Pantalone al femminile, ma non mi bastava, non ci bastava.
    Un giorno Leita viene alle prove, non dice una parola. Guarda e va via.
    Qualche giorno dopo ci arrivano le maschere.
    Io non ho parole per descrivere cosa è accaduto, ma appena ho vestito quella maschera, appena ho indossato quella maschera, tutto è arrivato. Tutto!
    Le maschere di Leita danno vita, non prendono vita, e gli attori possono solo abdicare alla loro natura.
    Antonella Delli Gatti, attrice

  • Rupert Raison

    Franco Leita was a self-taught mask maker, originally from Turin, who started making masks in the early 1980s. Although mask making was a second job to him his mask making reached a level of sophistication and excellence that few mask makers have achieved and his mastery of leather craft was second to none. His commedia output was prodigious and following on from the Sartori commedia models he created numerous original versions of the classic commedia masks for many leading theatre schools and companies in Europe.
    He was a charming, reserved and self-effacive man and a wonderful storyteller - and he had plenty of stories to tell! He was a great practical joker with a very amusing and mischievous side to him.
    Franco is survived by his loving wife, Grazia.
    Un abbraccio
    Rupert Raison, Action Theatre